Negli ultimi anni il modo di affrontare il tumore al seno è profondamente cambiato.
Non solo grazie a nuove terapie, ma soprattutto per una visione più completa della persona, che mette insieme scienza, prevenzione, qualità di vita e continuità di cura.
Un messaggio chiaro è emerso anche dalla recente intervista andata in onda su Sky TG24, con il Prof. Giuseppe De Laurentiis e la Prof.ssa Lucia Del Mastro: oggi il tumore al seno non è più una condanna, soprattutto quando viene individuato precocemente e trattato in modo mirato.
👉 L’intervista completa è disponibile qui: INTERVISTA COMPLETA SU SKYTG24
Non esiste “un” tumore al seno
Uno dei passaggi più importanti riguarda il superamento dell’idea di una malattia unica.
Oggi sappiamo che esistono molti sottotipi di tumore al seno, con caratteristiche biologiche diverse e, quindi, percorsi terapeutici differenti.
Questo significa cure più personalizzate, più efficaci e, soprattutto, meno invasive, con un impatto migliore sulla vita quotidiana delle donne.
Stadio precoce ad alto rischio: sapere a chi servono cure più intense
Quando si parla di tumore in stadio precoce, si intende una malattia localizzata alla mammella (e talvolta ai linfonodi vicini). Ma “precoce” non significa uguale per tutte.
Alcuni parametri clinici e biologici permettono di individuare le situazioni a rischio più elevato di recidiva, e quindi di offrire trattamenti più mirati e intensivi solo a chi ne ha realmente bisogno.
Questo approccio evita terapie inutili e rafforza l’idea di una medicina su misura, non standardizzata.
Ricerca e innovazione: quando i dati diventano vita
I più recenti studi internazionali mostrano che, in alcune pazienti ad alto rischio, l’aggiunta di nuovi farmaci alla terapia ormonale riduce il rischio di recidiva e migliora anche la sopravvivenza globale.
È un vero cambio di paradigma: non solo controllare la malattia, ma prevenirne il ritorno nel lungo periodo.
Oggi, grazie a diagnosi più tempestive e terapie personalizzate, oltre il 90% delle donne con tumore al seno in fase precoce è viva a cinque anni dalla diagnosi.
Un dato che non parla di durata della malattia, ma di probabilità di guarigione.
Screening e aderenza: due alleati fondamentali
Accanto alla ricerca, restano centrali due aspetti spesso sottovalutati:
- Partecipare agli screening, secondo le indicazioni per fascia d’età
- Seguire le terapie nel tempo, soprattutto quelle ormonali, che durano anni
Interrompere precocemente una terapia può ridurne l’efficacia. Per questo è fondamentale parlare con il proprio oncologo di eventuali effetti collaterali: nella maggior parte dei casi possono essere gestiti.
Breast Unit e presa in carico globale
Un altro messaggio forte riguarda l’importanza dei centri specializzati, le Breast Unit, dove operano team multidisciplinari.
Qui la cura non è solo farmacologica, ma comprende chirurgia, radioterapia, riabilitazione, supporto psicologico e attenzione alla qualità della vita.
È proprio questa visione integrata che riduce le disuguaglianze territoriali e migliora gli esiti clinici.
Il ruolo di GADOS: informare, accompagnare, dare voce
Come GADOS, sentiamo questo messaggio profondamente vicino alla nostra realtà quotidiana.
Il nostro impegno nasce proprio da qui:
- informare in modo corretto e accessibile
- accompagnare le donne lungo tutto il percorso, non solo nella fase acuta
- dare voce all’esperienza, perché la cura non è solo clinica, ma anche umana
Incontri, progetti, testimonianze e spazi di confronto nascono dal bisogno di non sentirsi sole e di avere strumenti per comprendere ciò che accade al proprio corpo e alla propria vita.
Un messaggio di speranza concreta
Oggi possiamo dirlo con maggiore consapevolezza: il tumore al seno non è più una condanna.
La combinazione di prevenzione, organizzazione delle cure e innovazione scientifica sta cambiando la storia clinica di migliaia di donne.
E quando la scienza incontra l’ascolto e la condivisione, la speranza diventa reale.
